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Mercati emergenti: il prossimo decennio potrebbe non partire solo dalla Silicon Valley

Data pubblicazione: 16 giugno 2026

Autore: Stefano Marocco

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Rappresentazione visiva dell'articolo: Mercati emergenti: il prossimo decennio potrebbe non partire solo dalla Silicon Valley

Asia, intelligenza artificiale, semiconduttori e minerali critici stanno ridisegnando la geografia della crescita globale.

E se il prossimo grande ciclo di crescita globale non nascesse soltanto negli Stati Uniti?

Per anni, quando si parlava di innovazione, tecnologia e mercati finanziari, il pensiero correva quasi automaticamente alla Silicon Valley. Oggi, però, la mappa dell’economia mondiale appare più articolata. San Paolo, Seul, Shenzhen, Mumbai, Taipei e altre aree dei mercati emergenti non sono più soltanto “fabbriche del mondo” o economie da rincorsa. In molti casi stanno diventando snodi centrali di innovazione, produzione, consumo interno e sicurezza strategica.


Il punto non è stabilire se i mercati emergenti siano migliori o peggiori dei mercati sviluppati. Sarebbe una semplificazione poco utile. Il punto è un altro: molti dei grandi trend dei prossimi anni — intelligenza artificiale, semiconduttori, transizione energetica, infrastrutture, minerali critici — passano in misura crescente proprio da Paesi e aziende dei mercati emergenti.


Per un investitore di lungo periodo, ignorare queste aree significa osservare solo una parte della trasformazione in corso.

Perché il tema conta oggi

Il mondo economico non è più organizzato attorno a un unico centro dominante. La crescita globale si distribuisce sempre più lungo grandi blocchi regionali: Nord America, Europa e Asia. Tra le prime cinque economie mondiali del 2025 tre sono asiatiche; inoltre, tra le prime dieci nazioni per competitività nell’intelligenza artificiale sei sono asiatiche.

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Questo dato racconta un cambiamento di prospettiva. L’Asia non è più soltanto una piattaforma produttiva a basso costo: è sempre più una regione dove si concentrano capacità industriale, know-how tecnologico, infrastrutture digitali, domanda interna e ambizioni strategiche.


L’intelligenza artificiale è un esempio evidente. I grandi nomi della progettazione dei chip sono spesso americani, ma la catena produttiva fisica è molto più globale. La progettazione dei chip è a guida prevalentemente statunitense, mentre le fonderie per costruzione e assemblaggio sono per circa tre quarti localizzate in Asia. Tradotto: molte tecnologie che percepiamo come occidentali dipendono in realtà da una filiera molto più ampia.

Cosa sta succedendo davvero

La narrazione più diffusa sui mercati emergenti è spesso ancora legata a volatilità, valute deboli, instabilità politica e rischio. Sono elementi reali, da non sottovalutare. Ma fermarsi solo a questo significa perdere la parte più interessante della storia.

Oggi molti mercati emergenti sono al centro di tre trasformazioni: tecnologia, transizione energetica e ridefinizione geopolitica delle catene di fornitura.

1 - La tecnologia ha bisogno dell’Asia

L’intelligenza artificiale, i data center, i semiconduttori, la robotica e l’automazione non sono soltanto software. Sono anche hardware, capacità produttiva, infrastrutture, energia, materiali e catene di fornitura. La crescita dell’AI rende sempre più evidente un aspetto: l’economia digitale è fisica. Ha bisogno di chip, impianti produttivi, energia affidabile, reti elettriche e materiali. In questa catena, diversi Paesi emergenti hanno un ruolo strategico, soprattutto in Asia.

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In questo contesto, la domanda di capacità di calcolo sta accelerando rapidamente, estendendosi ben oltre la programmazione tradizionale verso ambiti come customer service, piattaforme digitali e processi aziendali più ampi. Con una domanda che continua a superare l’offerta, i semiconduttori restano il motore chiave dell’intero ecosistema, alimentando investimenti strutturali e una crescente complessità lungo tutta la catena produttiva. Non è quindi un caso che l’Asia rappresenti oggi un nodo centrale dell’intelligenza artificiale: dalla disponibilità di materiali fino alla produzione avanzata e alle memorie, controlla segmenti fondamentali difficili da replicare altrove. Questo posizionamento la rende uno dei principali beneficiari del ciclo di crescita legato all’AI.

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2 - La transizione energetica passa dai minerali critici

Questi materiali sono alla base di diversi ambiti chiave dell’economia:

  1. il litio è legato allo sviluppo delle batterie
  2. il nichel supporta l’elettrificazione
  3. le terre rare sono fondamentali per motori e componenti tecnologici
  4. il rame resta centrale per reti e infrastrutture
  5. l'uranio per l'energia nucleare
  6. l'idrogeno nella decarbonizzazione industriale


Il punto non è se questa domanda crescerà, ma con quale intensità e con quali possibili attriti sul lato dell’offerta.


Infatti, una delle variabili che influenza maggiormente il settore riguarda il cosiddetto collo di bottiglia della transizione verde: la domanda di molti minerali critici è destinata a crescere in modo rilevante, mentre l’offerta rischia di essere frenata da anni di investimenti insufficienti nel settore minerario. Per costruire un’economia più elettrica e digitale servono materiali fisici, miniere, raffinazione, trasporto e infrastrutture.

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3. La geopolitica sta ridefinendo le catene di fornitura

Il tema dei minerali critici non è solo ambientale o industriale. È anche geopolitico. In particolare, la Cina guida la classifica su quasi tutti i minerali critici, soprattutto nella raffinazione. Questo rende la sicurezza delle catene di approvvigionamento una priorità per governi, imprese e investitori istituzionali.

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I rischi geopolitici monitorati dagli analisti mostrano un trend in crescita. In un contesto di tensioni commerciali, conflitti regionali e ricerca di maggiore autonomia strategica, temi come reshoring, diversificazione delle filiere, sicurezza energetica e supporto delle politiche pubbliche diventano sempre più centrali. Non si tratta di variabili lontane dai mercati finanziari: possono incidere su costi, margini aziendali, investimenti infrastrutturali, disponibilità di risorse e valutazioni di mercato.


È in questo contesto che temi apparentemente tecnici diventano centrali anche per le scelte di investimento.

Opportunità e rischi: serve equilibrio

Parlare di opportunità senza considerare i rischi sarebbe fuorviante; allo stesso tempo, fermarsi ai rischi significherebbe non cogliere la trasformazione in corso.

Le opportunità sono evidenti: crescita economica, innovazione, domanda interna, urbanizzazione, transizione energetica, digitalizzazione, diversificazione delle fonti di rendimento e maggiore rilevanza geopolitica.

Ma i rischi sono altrettanto importanti. I mercati emergenti possono essere più esposti a instabilità politica, oscillazioni valutarie, minore liquidità, rischi regolamentari, cicli delle materie prime, tensioni geopolitiche e maggiore volatilità rispetto ai mercati sviluppati. Investire nei mercati emergenti comporta rischi superiori rispetto ai mercati più sviluppati.

Anche il tema dei minerali critici richiede attenzione. La domanda può essere sostenuta da trend strutturali, ma i prezzi delle materie prime possono muoversi in modo brusco. Inoltre, i settori legati all’estrazione e alla raffinazione possono essere influenzati da normative ambientali, costi energetici, autorizzazioni, tensioni sociali e decisioni dei governi.

Per questo è importante evitare letture troppo facili. Non basta dire “servirà più rame” o “crescerà la domanda di litio”. Bisogna capire dove si crea valore lungo la catena: estrazione, raffinazione, componentistica, infrastrutture, riciclo, tecnologie collegate.


Il tema non è inseguire il prossimo trend, ma capire se il proprio portafoglio è esposto alle trasformazioni che stanno già avvenendo.


Comprendere queste dinamiche non significa necessariamente modificare subito le proprie scelte di investimento.


Significa però valutare se il proprio portafoglio è coerente con il mondo che sta evolvendo.


Un confronto strutturato può aiutare a trasformare un tema apparentemente complesso in una lettura concreta e coerente con le proprie esigenze.


Stefano Marocco

Consulente Finanziario e Trainer Fineco




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