Analisi mercati: Settembre & Ottobre
Data pubblicazione: 06 ottobre 2026
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Take Away: i punti chiave (lettura rapida)
- Introduzione: petrolio in rialzo, metalli preziosi in arretramento e dollaro più forte.
- Mercato USA: consumi e occupazione tengono, ma l’inflazione spinge la Federal Reserve ad alzare i tassi.
- Mercato Europa: crescita rivista al rialzo, con differenze importanti tra i Paesi; la BCE interviene ancora sul costo del denaro.
- Cina, India e Giappone: consumi deboli in Cina, industria vivace in India e nuovo rialzo dei tassi in Giappone.
- Titoli in evidenza: Broadcom, Oracle e Micron raccontano lo sviluppo dell’intelligenza artificiale; Costco offre uno sguardo sui consumi.
- Fattori da monitorare per ottobre: inflazione, decisioni delle banche centrali, trimestrali e sviluppi in Medio Oriente.
Introduzione
Settembre ha riportato al centro dell’attenzione il rapporto tra energia, inflazione e tassi d’interesse. Il conflitto in Medio Oriente e l’incertezza sui negoziati tra Stati Uniti e Iran hanno continuato a condizionare i mercati. Contemporaneamente, l’aumento dei rendimenti obbligazionari ha reso più impegnativo il contesto per imprese, famiglie e governi, mentre l’interesse per l’intelligenza artificiale ha sostenuto alcune aree della tecnologia.
Il petrolio è rimasto uno dei principali punti di attenzione. WTI e Brent hanno registrato un forte rialzo nel mese. Per l’economia, il problema non riguarda soltanto il pieno dell’auto, ma anche trasporti, produzione e costi delle imprese.
Oro e argento hanno invece arretrato. L’incertezza geopolitica non si traduce automaticamente in un loro rialzo: rendimenti obbligazionari più elevati aumentano l’attrattiva delle alternative che pagano interessi, mentre i metalli non offrono cedole. A settembre queste pressioni hanno pesato sulle quotazioni.
Sul mercato valutario, brusca discesa dell’euro che si è indebolito rispetto al dollaro circa del 2,5%. Il cambio ha risentito delle aspettative sui tassi e dei dati economici.
Nel comparto delle criptovalute, Bitcoin ed Ethereum hanno mostrato ampie oscillazioni nel corso del mese, chiudendo con un saldo positivo del 6,4% e dell'8,8% circa.
Panoramica del mercato USA: mercati ed economia
Performance degli indici: S&P 500 -0,45% - Dow Jones -4,29% - NASDAQ 100 +3,23%
L’economia statunitense ha mostrato una capacità di tenuta maggiore di quanto suggerissero alcuni dati estivi. Consumi e occupazione hanno continuato a sostenere l’attività, ma proprio questa resistenza ha reso più delicato il lavoro della Federal Reserve: contenere l’inflazione senza frenare eccessivamente la crescita. È il quadro richiamato dalla banca centrale nella decisione di settembre.
Sul fronte della crescita, la revisione del PIL è stata significativa. La terza stima, pubblicata il 30 settembre, ha portato l’espansione del secondo trimestre al 2,2% annualizzato, rispetto all’1,5% indicato in precedenza. La revisione ha migliorato il quadro di consumi e investimenti, pur lasciando un’espansione meno rapida rispetto al 2,5% del primo trimestre, anch’esso aggiornato.
Il consumatore americano è tornato a spendere. Le vendite al dettaglio di agosto, diffuse il 16 settembre, sono aumentate dell’1,2% rispetto a luglio. Si tratta però di un dato nominale: una parte dell’incremento può dipendere da prezzi più alti, non soltanto da maggiori quantità acquistate. Un’indicazione più ampia arriva dalla spesa complessiva delle famiglie, che comprende anche i servizi: ad agosto è cresciuta dello 0,6% in termini reali, quindi al netto dell’inflazione. I due indicatori non misurano lo stesso insieme di acquisti, ma entrambi segnalano una domanda ancora sostenuta.
L’inflazione resta il principale elemento di cautela. Il CPI, l’indice dei prezzi al consumo, ha registrato ad agosto un aumento del 3,4% rispetto a un anno prima e dello 0,4% sul mese. La componente core, che esclude alimentari ed energia per leggere meglio la tendenza di fondo, è cresciuta del 2,4% annuo e dello 0,3% mensile. Il rallentamento annuo della core non significa dunque che i prezzi abbiano smesso di salire.
Il PCE, l’altro grande indicatore dei prezzi statunitensi, è stato pubblicato il 30 settembre: ad agosto l’inflazione generale si è attestata al 3,4% annuo e quella core al 3,0%. Rispetto al CPI cambiano copertura e pesi delle spese considerate, perciò i valori non devono necessariamente coincidere.
Anche il mercato del lavoro ha dato segnali di tenuta. Il rapporto diffuso il 4 settembre ha rilevato 162.000 nuovi posti di lavoro non agricoli ad agosto, con la disoccupazione stabile al 4,1%. Un singolo mese non basta a definire una tendenza, ma questi numeri non descrivono un brusco deterioramento dell’occupazione.
In questo contesto, il 16 settembre la Federal Reserve ha alzato i tassi di 25 punti base, cioè di 0,25 punti percentuali, portando l’intervallo obiettivo al 3,75%-4,00%. Il messaggio è chiaro: la tenuta dell’economia non ha ancora risolto il problema dell’inflazione. Un costo del denaro maggiore tende a rendere più onerosi prestiti e finanziamenti e può frenare gradualmente la domanda. Per le imprese tecnologiche, il sostegno degli investimenti nell’intelligenza artificiale si confronta quindi con un mercato più esigente sulla capacità di generare ricavi e profitti.
Panoramica del mercato europeo: mercati ed economia
Performance degli indici: EURO STOXX 50 -2,35% - CAC 40 -4,44% - DAX -4,03% - FTSE MIB -2,36% - IBEX 35 -2,74%
L’area euro ha affrontato un equilibrio difficile: un’attività economica ancora in espansione, ma costi energetici e finanziari più impegnativi. La stima del PIL pubblicata da Eurostat il 7 settembre ha indicato per il secondo trimestre una crescita dello 0,6% trimestrale e dell’1,2% su base annua, rivedendo al rialzo la precedente valutazione.
Sul fronte dei prezzi, il quadro è rimasto contrastato. L’inflazione di agosto, nel dato definitivo diffuso il 17 settembre, è salita al 3,2% annuo, dal 2,9% di luglio. La componente core, che in questa statistica esclude energia, alimentari, alcol e tabacco, è invece scesa dal 2,5% al 2,4%. L’energia ha quindi continuato a pesare sul dato generale, mentre le pressioni di fondo hanno mostrato un lieve rallentamento. Le due indicazioni possono convivere e non vanno confuse.
La BCE ha aumentato i tre tassi ufficiali di 25 punti base il 10 settembre. Il tasso sui depositi, il principale riferimento della politica monetaria, è passato al 2,50%, con efficacia dal 16 settembre. L’obiettivo è evitare che il rincaro dell’energia alimenti aumenti più persistenti anche nel resto dell’economia, ma la scelta comporta un costo: finanziamenti meno convenienti possono rallentare investimenti e consumi.
In Francia si sono aggiunte le preoccupazioni per i conti pubblici e per il costo crescente del debito. La pressione sui titoli di Stato non è stata soltanto francese, ma il Paese ha mostrato una particolare vulnerabilità. Quando i rendimenti richiesti dagli investitori aumentano, i prezzi delle obbligazioni già in circolazione tendono a scendere e finanziare nuovo debito diventa più costoso.
Cina: mercati ed economia
La Cina ha continuato a mostrare una distanza marcata tra produzione e consumi. I dati pubblicati il 15 settembre indicano che ad agosto la produzione industriale delle imprese di maggiore dimensione è aumentata del 5,2% rispetto a un anno prima, mentre le vendite al dettaglio sono cresciute soltanto dello 0,4%. La capacità delle fabbriche di aumentare l’attività non si sta dunque traducendo in una ripresa altrettanto robusta della spesa delle famiglie. La debolezza dell’immobiliare resta un ulteriore freno alla domanda interna.
Un piccolo miglioramento è arrivato a fine mese: il PMI manifatturiero ufficiale di settembre è salito a 50,1 punti, dai 49,8 di agosto. Questo indicatore nasce da un’indagine presso le imprese: sopra 50 segnala espansione dell’attività rispetto al mese precedente, sotto 50 contrazione. Il ritorno appena oltre la soglia suggerisce una stabilizzazione, non ancora una ripartenza decisa dell’intera economia.
India: mercati ed economia
L’India ha mostrato un’industria dinamica, ma anche nuove pressioni sui prezzi. La stima pubblicata il 28 settembre ha indicato per agosto un aumento della produzione industriale dell’8,0% annuo, con il comparto manifatturiero in crescita del 9,0%. È un segnale favorevole per l’attività produttiva, pur riguardando l’industria e non l’intera economia misurata dal PIL.
L’inflazione al consumo è però salita dal 4,45% di luglio al 4,82% di agosto, secondo la pubblicazione del 14 settembre. Il rincaro degli alimentari continua a pesare sui bilanci delle famiglie. Per un’economia che importa una parte rilevante dell’energia utilizzata, anche il petrolio resta decisivo: prezzi elevati possono aumentare i costi delle imprese e ridurre le risorse disponibili per altri acquisti. La crescita dell’attività e la difesa del potere d’acquisto restano quindi i due aspetti da tenere insieme.
Giappone: mercati ed economia
In Giappone la revisione diffusa l’8 settembre ha portato la crescita del PIL del secondo trimestre allo 0,4% rispetto ai tre mesi precedenti, pari all’1,4% annualizzato. L’economia è quindi rimasta in espansione, ma con una dinamica contenuta.
L’inflazione di agosto, pubblicata il 18 settembre, si è attestata all’1,9% annuo. La misura core più utilizzata in Giappone, che esclude gli alimenti freschi ma comprende l’energia, è stata dell’1,7%. Questa definizione è diversa da quella statunitense ed europea, perciò il confronto diretto richiede attenzione.
Nonostante valori vicini al 2%, la Bank of Japan ha alzato il tasso di riferimento dall’1,00% all’1,25% nella riunione del 18 settembre, con efficacia dal 24. La decisione guarda oltre il singolo dato mensile: la banca centrale valuta la persistenza della crescita di salari e prezzi e il rischio che le pressioni inflazionistiche si rafforzino.
Titoli in evidenza: news e trimestrali
- Broadcom - I risultati pubblicati il 2 settembre mostrano quanto la spesa per l’intelligenza artificiale si estenda oltre i processori più conosciuti. Nel terzo trimestre dell’esercizio 2026, concluso il 2 agosto, i ricavi sono stati pari a 29,6 miliardi di dollari, in aumento dell’86% annuo. I semiconduttori legati all’AI hanno generato 16,7 miliardi, con una crescita del 221%. Broadcom realizza acceleratori progettati per specifici clienti e componenti di rete: in termini concreti, chip che svolgono calcoli e tecnologie che permettono ai sistemi dei centri dati di comunicare velocemente tra loro. Per il trimestre successivo la società prevede ricavi complessivi di circa 34,8 miliardi: una stima aziendale, non un risultato già acquisito.
- Oracle - Nel primo trimestre dell’esercizio 2027, presentato il 10 settembre, i ricavi sono cresciuti del 30% a 19,3 miliardi di dollari. Il motore principale è l’infrastruttura cloud, salita del 121% a 7,4 miliardi: capacità di calcolo e archiviazione che le aziende utilizzano a distanza, senza dover possedere tutti i server necessari. L’AI alimenta questa domanda, ma costruire e attrezzare i centri dati richiede investimenti ingenti. Il flusso di cassa libero del trimestre è stato infatti negativo per 5 miliardi: significa che la liquidità generata dall’attività operativa non ha coperto gli investimenti, non che Oracle abbia registrato una perdita di pari importo. La sostenibilità della crescita passa anche da questo equilibrio.
- Micron - Il produttore di memorie ha pubblicato il 30 settembre i risultati del quarto trimestre dell’esercizio 2026, concluso il 3 settembre. I ricavi sono saliti a 54,23 miliardi di dollari, contro gli 11,32 miliardi dello stesso periodo dell’anno precedente. Le memorie conservano i dati e li rendono disponibili ai processori: sono quindi essenziali nei server, nei computer e nei dispositivi mobili, oltre che nei sistemi per l’intelligenza artificiale. Per il trimestre seguente Micron ha indicato ricavi compresi tra 60 e 63 miliardi. Il risultato evidenzia l’espansione della domanda, ma resta importante osservare come l’aumento della capacità produttiva influenzerà prezzi e redditività nel tempo.
- Costco - Fuori dalla tecnologia, la catena di magazzini accessibili tramite abbonamento offre un punto di osservazione sui consumi. Nei risultati diffusi il 24 settembre, le vendite nette del quarto trimestre fiscale, della durata di 16 settimane, sono state pari a 93,9 miliardi di dollari, in aumento dell’11,2% annuo. Le vendite comparabili, che permettono di valutare l’andamento dell’attività senza attribuire la crescita alle nuove aperture, sono aumentate del 6,7% escludendo gli effetti dei cambi e delle variazioni dei prezzi dei carburanti. È un segnale di tenuta per l’azienda, non una misura dell’intero consumatore americano; la ricerca di convenienza può infatti favorire alcuni operatori più di altri.
Fattori da monitorare per ottobre
Ottobre metterà alla prova l’equilibrio tra crescita e inflazione. I nuovi dati su prezzi, occupazione e consumi aiuteranno a valutare se i rialzi dei tassi di settembre richiedano ulteriori interventi. Le decisioni della Federal Reserve sono attese il 28 ottobre, quelle della BCE il 29 e della Bank of Japan il 30: appuntamenti ravvicinati, senza che l’esito sia già scritto.
Il petrolio e gli sviluppi nello Stretto di Hormuz resteranno centrali per le prospettive dei prezzi. Parallelamente, la stagione delle trimestrali permetterà di osservare la tenuta degli utili: nella tecnologia conterà non soltanto la crescita della domanda per l’intelligenza artificiale, ma anche il rapporto tra ricavi, investimenti e liquidità generata. In Europa, meriteranno attenzione anche i conti pubblici e il costo del debito, soprattutto in Francia.
Stefano Marocco
Consulente Finanziario e Trainer Fineco
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